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Banca - GIANOS, indici di anomalia Banca d'Italia

Sentenza del Tribunale di Roma n. 21984/2017


Nel caso in esame, che si è concluso con Sentenza n. 21984 del Tribunale della capitale, il Ministero aveva emesso un decreto sanzionatorio nei confronti di un istituto di credito per mancata segnalazione all'UIF (Unità di Informazione Finanziaria), presso la Banca d'Italia, di operazioni finanziarie sospette transitate sui conti correnti di un cliente per un importo complessivo di alcuni milioni di euro. Nel decreto sanzionatorio erano ritenuti responsabili l'istituto di credito e un funzionario della filiale. 

 

Gli aspetti più significativi delle doglianze esposte nel ricorso si possono così sintetizzare:

 

1.  Insussistenza nel merito della violazione contestata, considerato che il funzionario della filiale non aveva motivi di sospettare della liceità delle operazioni che, tra l'altro, non presentavano, secondo il decalogo della Banca d'Italia, alcun indice di anomalia e non erano state segnalate dall’applicativo GIANOS (Generatore Indici di Anomalia per Operazioni Sospette).

Il Tribunale ha precisato a riguardo che il sospetto è desunto dalle caratteristiche, l'entità e la natura dell'operazione o da qualsivoglia altra circostanza conosciuta in ragione delle funzioni esercitate, tenuto conto anche della capacità economica e dell'attività svolta dai soggetti cui si riferisce.

Tutti i delitti non colposi possono costituire il reato presupposto necessario per configurare il reato di riciclaggio dei relativi proventi.

L'obbligo di segnalazione di cui si tratta non presuppone la conoscenza dell'origine illecita dei fondi perché, in tal caso, l'intermediario che ne consente la movimentazione avrebbe responsabilità non amministrativa, ma penale.

Le operazioni contestate, secondo il Tribunale, erano effettivamente sospette in quanto "l’ambiguità delle operazione nel suo complesso doveva apparire evidente ad un operatore qualificato, trattandosi di movimenti solo fittizi di denaro eseguiti con partite di giro nella stessa giornata da società rappresentate dalla stessa persona fisica".

Il fatto che tali operazioni non fossero segnalate dall'operativo GIANOS e non presentassero anomalie secondo gli indici dalla Banca d'Italia (che – si ricorda – sono strumenti non tassativi ma complementari) non poteva sollevare l'operatore dalla responsabilità: l'intermediario è tenuto infatti a utilizzare tutti gli elementi di conoscenza che ha a disposizione.

 

2. Nullità della violazione contestata, perché il relativo verbale non riportava la data dell'accertamento rendendo impossibile valutare la violazione dei termini previsti dall'art.14 L.689/1981.

Per quanto riguarda tale eccezione, il Tribunale ha osservato che, nel caso in esame, era stata chiesta autorizzazione all'A.G. e il Ministero aveva dedotto (circostanza indicata nel verbale di contestazione) che l'autorità giudiziaria avesse concesso al Nucleo di Polizia Tributaria l'autorizzazione alla richiesta di utilizzo per fini amministrativi dei dati emersi nel corso delle indagini penali solo successivamente. Il Tribunale ha rilevato, inoltre, che nel giudizio di opposizione all'ordinanza-ingiunzione della sanzione amministrativa, il verbale di accertamento dell'infrazione fa piena prova, fino a querela di falso, rispetto ai fatti attestati dal pubblico ufficiale rogante come avvenuti in sua presenza e conosciuti senza alcun margine di apprezzamento o da lui compiuti, nonché alla provenienza del documento dallo stesso pubblico ufficiale e alle dichiarazioni delle parti; non fanno piena prova, invece, gli apprezzamenti e le valutazioni del verbalizzante né ai fatti di cui i pubblici ufficiali hanno avuto notizia da altre persone o della cui verità si siano convinti in virtù di presunzioni o di  considerazioni personali.

Neppure il ritardo nel rilascio di tale atto da parte dell'Autorità Giudiziaria poteva ascriversi alla Polizia Tributaria o al Ministero. 

Per quanto riguarda i fini di interruzione della prescrizione, inoltre, si deve considerare non il momento in cui viene emesso il provvedimento ingiuntivo (a cura del Ministero, a norma dell’art.69 c.2 del d.lgs. 231/2007), ma il momento in cui il provvedimento viene notificato o comunque portato a conoscenza del debitore dall'organo che ha eseguito l'accertamento, in quanto atto idoneo a costituire in mora il debitore a norma dell'art. 2943 c.c.

Il termine di novanta giorni previsto dall'art.14 L.689/1981 era dunque stato rispettato.


3. Violazione dell'art.11 L.689/1981 in relazione alla quantificazione della sanzione applicata.

Il Tribunale, dopo aver valutato la questione nel suo complesso, ha giustamente ritenuto di applicare il principio del "favor rei" previsto dal d.lgs. 231/2007 come modificato dal d.lgs. 90/2017. In base a tale principio, se la legge in vigore al momento della violazione e le leggi posteriori stabiliscono sanzioni diverse (o prevedono che la fattispecie non sia più punibile), si applica la norma più favorevole, salvo che il provvedimento di irrogazione sia divenuto definitivo: la sanzione prevista dal d.lgs. 231/2007 art.58 c.2, pur sempre elevata, è però molto inferiore a quella originaria.