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BANCA - Sanzione al funzionario e annullamento per l'Istituto

Sentenza del Tribunale di Roma n. 19404/2019


La Sentenza 19404/2019 del Tribunale di Roma ha per oggetto il ricorso presentato da un funzionario di banca e dallo stesso istituto quale responsabile in via solidale, in opposizione alla sanzione irrogata dal Ministero per omessa segnalazione di operazioni finanziarie sospette, effettuate sul conto corrente di un cliente, “censito” come privato.

L'indagine, avviata da approfondimenti disposti dalla Banca d'Italia, aveva riscontrato diverse movimentazioni in entrata (contanti, bonifici e assegni, di cui in parte rimasti insoluti) relative a cifre rilevanti in un arco temporale ridotto.

Le richieste dell'opposizione erano le seguenti:

1. estinzione della sanzione in quanto non era stata effettuata la notificazione degli estremi dell’infrazione rilevata entro il termine di novanta giorni previsto dall’art.14 L.689/1981; 

2. assenza, nel merito, dell’obbligo di segnalazione dell’operazione;

3. erronea individuazione del responsabile e di conseguenza dell'obbligato in solido, in quanto il funzionario indiziato aveva prestato servizio presso la filiale solo per una parte del periodo oggetto dell'ispezione;

4. difetto di motivazione relativamente alla quantificazione della sanzione irrogata.

 

Il Tribunale ha respinto la prima eccezione (art.14 L.689/81) e la quarta (motivazione), in quanto il termine di novanta giorni, secondo l'orientamento giurisprudenziale, è soggettivo: spetta al Giudice valutare il giorno dal quale decorrono i termini, così come le motivazioni.

Per quanto attiene all'eccezione di merito, il Tribunale ha concentrato l'attenzione su alcune operazioni che denotavano un comportamento tipico di un’attività usuraria e in particolare:

la sussistenza di iniziali e reiterati versamenti di contante in cifra tonda, ciascuno sotto la soglia di rilevazione, seguiti da emissione di titoli di credito. Ancora più significativi erano:

numerosi assegni versati in conto e tornati insoluti per mancanza di fondi e accrediti di bonifici disposti per cassa da altro cliente, noto per essere in difficoltà economica; 

versamenti di assegni tratti su un conto corrente societario in essere presso la stessa banca, in apparenza privi di giustificazione dal punto di vista dei rapporti commerciali;

varie operazioni di prelevamento contante allo sportello.

Per tali motivi l'eccezione circa l'insussistenza dell’obbligo di segnalazione è stata rigettata, in quanto il Tribunale ha ritenuto che le operazioni fossero da segnalare perché, per caratteristiche, entità, natura o per qualsivoglia altra circostanza conosciuta in ragione delle funzioni esercitate, inducevano a sospettare che il denaro, i beni o le utilità oggetto delle operazioni medesime  provenissero dai delitti previsti dagli articoli 648-bis e 648-ter del codice penale, considerando  anche la capacità economica e dell’attività svolta dal soggetto cui era riferita.

Il Decalogo della Banca d’Italia vigente all'epoca dei fatti individuava come anomali, per quanto concerne il caso di specie: 

“ripetute operazioni della stessa natura non giustificate dall'attività svolta dal cliente ed effettuate con modalità tali da denotare intenti dissimulatori: frequenti afflussi di disponibilità finanziarie che vengono trasferite, dopo un breve intervallo di tempo, con modalità o destinazioni non ricollegabili alla normale attività del cliente, soprattutto se provenienti o destinate all'estero; 

alimentazione dei rapporti con strumenti (contante, titoli di credito, bonifici) che non appaiono coerenti con l'attività svolta dal cliente; 

prelevamento di denaro contante per importi rilevanti, salvo che il cliente non rappresenti particolari esigenze; 

versamento di denaro contante per importi rilevanti, non giustificabile con l’attività economica del cliente; rapporti che presentano una movimentazione non giustificata dall'attività svolta dal cliente e che risultano caratterizzati da: versamenti frequenti di assegni o presentazione allo sconto di titoli, soprattutto se in cifra tonda, con pluralità di girate, con altri elementi ricorrenti ovvero emessi al portatore o a favore dello stesso.

Era da considerare irrilevante, inoltre, la dichiarazione del funzionario che affermava di conoscere il cliente e di ritenerlo estraneo ad attività anomale, tesi peraltro rivelatasi errata essendo stato il cliente, successivamente, tratto in arresto per associazione a delinquere finalizzata alla truffa immobiliare.

Irrilevante era anche il fatto che il software GIANOS (Generatore Indici di Anomalia per Operazioni Sospette) non avesse segnalato alcuna anomalia nelle operazioni.
Nonostante tutti questi riscontri, fu comunque accolta, nei confronti della sola banca, l'ultima eccezione sollevata, relativa all’impossibilità di elevare la contestazione con riferimento alle operazioni compiute nel periodo anteriore all’assunzione del ruolo di direttore di filiale da parte del soggetto in questione. Il Ministero non aveva identificato e sanzionato, in aggiunta, il precedente incaricato.
Il decreto è stato così annullato in quanto non esisteva responsabilità della banca rispetto al funzionario responsabile dell’omissione.