Skip to main content

Banca - Ius superveniens, nuova formulazione art.58 d.lgs.231/2007

Sentenza del Tribunale di Roma n. 18821/2019


Nel caso in esame, conclusosi con Sentenza del Tribunale di Roma n.18821/2019, il funzionario di una banca e in via solidale il relativo istituto di credito erano stati sanzionati dal Ministero per omessa segnalazione di un’operazione finanziaria sospetta. L'operazione era consistita nell’emissione di una serie di assegni bancari, tutti di importo inferiore alla soglia di legge prevista all’epoca dei fatti e privi della clausola di non trasferibilità, effettuata nello stesso giorno dal correntista a valere sul c/c intestato a una società di capitali, di cui lo stesso era socio unico e amministratore, e dei quali era beneficiario un’unica persona fisica.

La vicenda aveva avuto origine dalla richiesta di informazioni avanzata dall’Unità Informazione Finanziaria della Banca d’Italia (UIF) all’Istituto bancario competente, relativamente a tale fatto, poi reputato anomalo e di conseguenza notificato al Ministero per gli opportuni provvedimenti.

I ricorrenti eccepivano le argomentazioni indicate, contestate dal Ministero, alle quali il Tribunale replicò con le argomentazioni, di seguito puntualmente specificate: 

1. La sanzione era estinta perché non era stata effettuata la notificazione degli estremi dell’infrazione rilevata entro il termine di novanta giorni previsto dall’art.14 della L.689/1981. 

Secondo il Tribunale, per verificare la tardività della contestazione, si deve considerare che l’art.14 della L.689/1981 prevede la notifica degli estremi della violazione agli interessati entro il termine di novanta giorni. Il termine per la contestazione decorre dal momento in cui l’UIF è nella possibilità di ricostruire compiutamente il quadro fattuale e giuridico, ossia da quando può disporre di tutte le informazioni necessarie per effettuare la contestazione, comprese le generalità del responsabile della filiale. Secondo l’opinione prevalente della Cassazione i novanta giorni di cui all’art.14 decorrono soltanto dalla data in cui la pubblica amministrazione abbia avuto piena conoscenza dei fatti avvenuti. Corte di legittimità, infatti, afferma costantemente che in tema di sanzioni amministrative, nel caso in cui la contestazione della violazione non sia immediata, l'attività di accertamento dell'illecito non coincide con il momento in cui viene acquisito il fatto nella sua consistenza, ma deve comprendere il tempo necessario alla valutazione dei dati acquisiti e afferenti agli elementi (oggettivi e soggettivi) dell'infrazione e, quindi, della fase finale di deliberazione, correlata alla complessità delle indagini tese a riscontrare la sussistenza dell'infrazione medesima e ad acquisire piena conoscenza della condotta illecita, così da valutarne la compattezza agli effetti della corretta formulazione della contestazione. Compete al Giudice di merito determinare il tempo ragionevolmente necessario all'amministrazione per giungere a tale completa conoscenza. 

L’eccezione, pertanto, era infondata ed è stata respinta nella situazione contingente, in quanto l’UIF ha avuto a disposizione i dati necessari solo successivamente alla data presunta dal ricorrente.

 

2.  L’ordinanza-ingiunzione difettava di motivazione, in quanto da essa non risultava che il Ministero avesse considerato le argomentazioni contenute nelle memorie difensive a suo tempo presentate nei termini concessi. 

Secondo il Tribunale il decreto sanzionatorio illustrava, seppure in modo sintetico, i diversi profili di sospetto emersi dalle operazioni realizzate dal cliente e dal flusso anomalo transitato sul suo conto corrente, così implicitamente, ma motivatamente, disattendendo le argomentazioni fatte valere dai ricorrenti nella fase amministrativa del procedimento sanzionatorio. 

L’eccezione, pertanto, era infondata e veniva respinta, in quanto l’iter logico seguito dall’amministrazione risultava adeguatamente evidenziato.

 

3.  Nel merito, non sussisteva l’obbligo di segnalazione dell’operazione ex art.41 d.lgs.231/07, in quanto, secondo i ricorrenti, il soggetto in questione era un cliente noto sulla piazza e il sistema interno di segnalazione GIANOS non aveva rilevato in quel caso alcuna criticità. L’operazione era a loro avviso coerente sul piano imprenditoriale e i ricorrenti ne avevano escluso il carattere di anomalia non essendo il frazionamento dell’operazione espressamente vietato dalla legge.

Secondo il Tribunale, nelle operazioni contestate ricorrevano indicatori di anomalia tali da far sorgere l’obbligo di segnalazione. Il cliente, infatti, risultava aver emesso, da un conto intestato a società, numerosi assegni di pari importo, tutti privi della clausola di non trasferibilità e a favore di un unico beneficiario, pur lecitamente, ma lasciando supporre l’artificiosità del suo operato. Ciò richiamava l’indice di anomalia indicato nel Decalogo come “ricorso a tecniche di frazionamento dell’operazione, soprattutto se volte a eludere gli obblighi di identificazione e registrazione”.

A nulla valeva il fatto che il software GIANOS non avesse segnalato alcuna anomalia. 

Non era condivisibile ritenere l’operazione congrua sotto l’aspetto imprenditoriale e perciò non sospetta, in quanto la normativa antiriciclaggio non richiede di valutare il merito dell’operazione realizzata (e tanto meno la sua congruità imprenditoriale), ma solo la riconducibilità agli indici di anomalia elencati nel Decalogo.

 

4. L’art.57, c.4, d.lgs. 231/07, in vigore all’epoca dei fatti, che stabilisce la misura della sanzione, era incostituzionale a giudizio dei ricorrenti, in quanto mancante dei parametri per la determinazione in concreto della sanzione edittale, stabilita nella misura dall’1 al 40 per cento dell’importo dell’operazione non segnalata. 

Secondo il Tribunale, in merito a tale eccezione, si poteva applicare lo ius superveniens, con applicazione retroattiva della legge più favorevole. Il d.lgs.231/2007, modificato dal d.lgs.90/2017, interessa anche la fattispecie oggetto del giudizio in questione, inerente all’omessa segnalazione di operazione sospetta, nonché il relativo trattamento sanzionatorio. La penalità applicabile per mancata segnalazione è ora sanzionata in conformità all’art.58 del d.lgs.231/2007 ed è più mite di quella stabilita nel testo previgente. L’articolo citato stabilisce la sanzione amministrativa pecuniaria di € 3.000,00 (comma 1), mentre prevede la sanzione da € 30.000,00 a € 300.000,00 nel caso di violazioni gravi, ripetute o sistematiche ovvero plurime (comma 2). Nella fattispecie in esame era in discussione la mancata segnalazione di un’unica operazione, benché riferita a più azioni, non connotata da particolare gravità.

La sanzione applicata è stata rideterminata pertanto favorevolmente all’incolpato, nella somma di euro € 3.000,00 prevista al comma 1 dell'art.58, ritenendo superata la previgente normativa, che ammendava l’illecito in modalità percentuale rispetto alle operazioni sospette.