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Banca – Versamento oltre soglia

Sentenza del Tribunale di Milano n. 9746/2022


Il Tribunale civile di Milano, con sentenza n.9746/2022 si è espresso su una vicenda di sicuro interesse in materia di antiriciclaggio, concernente una fattispecie ampiamente diffusa.

Con ricorso ex art.6 del d.lgs.150/2011, il soggetto sanzionato si opponeva a un decreto emesso dal Ministero, tramite la competente Ragioneria Territoriale dello Stato (si trattava infatti di violazione circa l'uso del contante), con la quale si era visto notificare una sanzione di euro 3.000,00 per la violazione dell’art.49, c.1, del d.lgs.231/2007, per aver beneficiato di un trasferimento di denaro contante di importo complessivo di euro 10.000,00 senza il tramite di intermediari abilitati.
Nel versare tale somma presso il proprio istituto bancario, il soggetto sanzionato, alla richiesta del cassiere di motivare tale operazione, che al funzionario della banca appariva anomala, aveva prontamente risposto che si trattava di una donazione della madre ultra-ottantenne.

Il ricorrente ha esposto al Giudice, in sua difesa, in via preliminare:

la violazione della norma di cui all'art.14 L.689/1981, per mancata notificazione del verbale di contestazione entro novanta giorni dalla data dell’accertamento del fatto contestato, con la conseguente estinzione dell'obbligazione di pagamento ai sensi dell'ultimo comma dello stesso art.14;

la violazione dell’art.69, c.2 del d.lgs.231/2007, con conseguente estinzione del procedimento sanzionatorio, per non avere concluso lo stesso, con l’emissione del decreto opposto, nel termine di due anni e sei mesi (due anni come regola generale, aumentati, nel caso concreto, di ulteriori sei mesi per aver chiesto audizione presso l'organo incaricato degli accertamenti);

la precisazione nel merito che la fattispecie sotto osservazione si era realizzata in un contesto familiare, con movimentazione di denaro tra l’anziana madre e il figlio.

 

Il Tribunale dapprima si è espresso sulle questioni preliminari, respingendole. Infatti, pur essendo trascorsi i prescritti novanta giorni dall'accertamento della violazione alla notifica del verbale, nella comparsa di costituzione, il Ministero aveva allegato prova che la notizia d’infrazione inviata dalla banca non era completa di tutti i dati necessari; pertanto il Ministero aveva dovuto richiederne l'integrazione. Di conseguenza il dies a quo per il computo dei novanta giorni previsti dall’art.14 della L.689/1981 sarebbe decorso dall'invio da parte della Banca del questionario compilato con gli ulteriori dati, come richiesto dall’Amministrazione procedente; l'infrazione era stata poi notifica regolarmente. Anche il termine di due anni e sei mesi era stato rispettato, in quanto l'emergenza dovuta alla pandemia ne aveva posticipato i termini.

Passando quindi al merito dell'opposizione, il Tribunale prendeva atto che il ricorrente aveva eccepito che il contesto concreto di riferimento era a carattere familiare, in quanto avvenuto con consegna dell’importo di euro 10.000,00 da parte della madre ottantenne (pur non precisando in che modo e in quanto tempo, soprattutto, si fosse costituita tale provvista) per il versamento in banca, con conseguente innegabile carattere in apparenza lecito dell’operazione.

Il Ministero resistente, tuttavia, contestava integralmente e puntualmente le argomentazioni di controparte; il caso di specie rientrava "nell’ambito applicativo dell’art.51, c.1, del d.lgs.231/2007. La norma prevede che i soggetti obbligati i quali, nell’esercizio delle loro funzioni e nell’espletamento della propria attività, abbiano notizia di infrazione di cui all’art.49, commi 1,5,7 e 12 e dell’art.50, ne riferiscano entro trenta giorni al MEF; trattandosi pertanto di illecito “oggettivo”, per integrarlo era sufficiente constatare l’avvenuta infrazione della norma in spregio alle modalità indicate dalla legge, indipendentemente dalla liceità o meno dell’operazione sottostante.
Il Tribunale ha ritenuto che, per il sostanziale rispetto della ratio legis, non poteva essere accolta l’eccezione formulata nel merito, secondo la quale, nell’emissione del provvedimento sanzionatorio, l’Amministrazione non avrebbe tenuto conto e adeguatamente valutato il contesto familiare all’interno del quale sarebbe avvenuto il passaggio della somma di 10.000,00 euro, con sostanziale rispetto della ratio legis della norma violata.

Il Giudice ha osservato che, alla luce del rilevante interesse pubblico sotteso alla normativa antiriciclaggio, andava ricordato e valorizzato il principio per cui “in tema di sanzioni amministrative, la valutazione circa l'offensività, in concreto, del comportamento del trasgressore non rileva … giacché l'idoneità della condotta a realizzare l'effetto vietato è stata valutata "ex ante" dal legislatore con la previsione della norma sanzionatoria” (Cass. n. 2956/2016).

Sulla base di tale principio, il Tribunale ha ritenuto che il divieto di passaggio di somme di denaro oltre il limite, tra soggetti privati, senza l’utilizzo di intermediari finanziari, vada letto in funzione della finalità del legislatore, che consiste nella predisposizione di un apparato di regole e sanzioni in grado di offrire una tutela anticipata al fenomeno del riciclaggio. Non rilevava pertanto lo scopo dell’operazione, o la sua intrinseca liceità, ma la necessità che la stessa venisse monitorata dal sistema bancario; l’operatore ha una ridotta discrezionalità, non potendo basare la propria decisione sull’opportunità di effettuare o meno la segnalazione sulla presunzione, frutto di valutazioni personali, che l’illecito non si sia concretizzato.

Nel momento in cui il ricorrente aveva versato, sul proprio conto corrente, la somma di euro 10.000,00, dichiarando espressamente al funzionario che la somma gli era stata consegnata dalla anziana madre, tale affermazione era sufficiente per integrare, innegabilmente, gli estremi della previsione dell’art.49, c.1, imponendo alla banca la segnalazione ex art. 51, c.1, dello stesso decreto legislativo.

Per tale motivo l'opposizione è stata respinta.