Skip to main content

Banca. Decadenza termine art.14 L.689/1981

Sentenza del Tribunale di Roma n.2124/2017


Nella sentenza n.2124/2017 emessa dal Tribunale di Roma, oggetto della presente disamina, il Ministero notificava un'ordinanza-ingiunzione, per violazione circa l'omessa segnalazione di operazioni finanziarie sospette, nei confronti di un addetto di filiale in via solidale con la banca della quale era alle dipendenze all'epoca dei fatti. 

I ricorrenti si erano costituiti eccependo la tardività della notifica del processo verbale di constatazione, in violazione dell'art.14 della L.689/1981 (il quale prevede che la notifica del PVC da parte degli operanti debba avvenire entro novanta giorni dall'accertamento della violazione) e la conseguente nullità del relativo decreto sanzionatorio.

Il Tribunale ha accolto l'opposizione sulla base delle motivazioni che si andranno ora a chiarire.

La giurisprudenza della Suprema Corte ha fornito, in molteplici occasioni, un’interpretazione del dies a quo di decorrenza del termine che tiene conto della eventuale complessità della valutazione dei dati acquisiti afferenti elementi oggettivi e soggettivi dell’infrazione.

Il momento dell'accertamento, in relazione al quale collocare il dies a quo del termine di cui all'art.14 della L.689/1981 per la notifica degli estremi della violazione, qualora questa non sia stata contestata "immediatamente", non coincide con il giorno in cui viene acquisito il fatto nella sua materialità, ma con il momento in cui siano stati acquisiti e valutati tutti i dati indispensabili per la verifica dell'esistenza della violazione da segnalare.

L'inizio del periodo di novanta giorni dal quale decorre il termine per la notifica dell'infrazione va quindi individuato in considerazione di quale sia il tempo minimo ragionevolmente necessario per ottenere gli elementi a fondamento della violazione (Cass. Sez. Un. n. 5395/2007).

La sentenza ha precisato che la norma prevista dall'art.14 della L.689/1981 ha la funzione di consentire all'interessato la piena esplicazione delle possibilità di difesa, anche in sede giudiziale: possibilità che potrebbero risultare compromesse dopo un intervallo di tempo eccessivo. 

Va rilevato, tuttavia, che tale previsione, seppur valida, mal si concilia con le disposizioni del d.lgs.231/2007, normativa speciale, che concede un arco temporale di ben due anni (a partire dalla ricezione del PVC) all'autorità amministrativa (il Ministero) per notificare l'ordinanza-ingiunzione; unicamente questa, infatti, contiene le reali motivazioni della violazione sanzionata e può perciò essere impugnata, ma per tale attività il termine di soli trenta giorni che viene concesso è estremamente esiguo rispetto alla procedura nel suo complesso.

L’art.14 della L.689/1981, in ogni caso, tutela il soggetto che subisce la contestazione, non esponendolo eccessivamente ad eventuali, ingiustificati, ritardi dell'azione amministrativa, per disfunzioni burocratiche o per artificiosa protrazione nello svolgimento dei compiti ad essa affidati. Non dello stesso tenore, invece, è l’art.69, c.2, del d.lgs.231/2007, che concede all’Autorità procedente un termine biennale dalla ricezione degli atti per la conclusione del procedimento sanzionatorio, epilogo che si identifica, come se non bastasse, semplicemente con la mera adozione del decreto che dispone in ordine alla sanzione e non con la sua notifica al soggetto sanzionato. 

Nel caso in esame risultava, dai documenti agli atti, che la GdF aveva avviato un'indagine di natura penale nei confronti del cliente della banca, in materia di frode collegata all'evasione IVA e aveva acquisito documenti bancari dai quali erano emerse anomale movimentazioni dei conti.

Le indagini, successivamente, erano proseguite su autorizzazione del PM e i militari avevano assunto ulteriori informazioni dal direttore dell'istituto di credito.

Ai fini della individuazione del dies a quo previsto dall'art.14, c.3, della L.689/1981, il Ministero riteneva applicabile la giurisprudenza secondo cui, quando gli atti relativi alla violazione sono trasmessi all'autorità competente con provvedimento dell'autorità giudiziaria, i termini decorrono dalla data della ricezione di questi.

Tuttavia, dai documenti prodotti, il Giudice ha dedotto che dovevano, tempo prima, essere già stati compiutamente esaminati tutti i dati relativi al carattere sospetto delle operazioni e che, pertanto, all'atto della notifica del PVC fosse ormai abbondantemente decorso il termine dei novanta giorni. A rafforzare tale tesi il Giudice ha precisato che dalle informazioni, assunte mesi dopo dagli operanti, non sarebbero emersi elementi fondamentali per ritenere che solo dopo quell'atto istruttorio sarebbe stato possibile accertare la violazione.

In un'analoga controversia, la CdA della capitale aveva avuto modo di affermare che "l'accertamento dei presupposti della violazione […] è avvenuto sin dal momento della compiuta analisi dei conti bancari, tant'è che sulla base di questa sono stati richiesti i nominati dei direttori di filiale interessati dalla movimentazione verificata. Ed allora, una volta che la banca ha comunicato i nominativi, potevano dirsi definitivamente acquisiti tutti gli elementi inerenti al fatto illecito in contestazione" (CdA Roma, sent. 5170/13).

Per giustificare il ritardo, il Ministero aveva eccepito la necessità, per il procedere degli operanti, di poter disporre del "nulla osta" per l'utilizzo ai fini amministrativi dei dati acquisiti nell'ambito di un procedimento penale, previsto per gli accertamenti tributari sia dall'art.33 del D.P.R. n.600/73 che dall'art.63 D.P.R. n.633/72, norme in base alle quali la GdF, previa autorizzazione dell'autorità giudiziaria, utilizza documenti, dati e notizie acquisiti nell'esercizio dei poteri di polizia giudiziaria. L'estensione di tali poteri nel settore in esame è data dall'art.8, c.4, del d.lgs.231/2007 (in vigore all’epoca dei fatti) in base al quale, ai fini dei necessari approfondimenti delle segnalazioni di operazioni sospette, sono esercitati i poteri previsti dalla normativa valutaria. Si tratta di poteri eccezionali, non concessi per l'accertamento di tutti gli altri illeciti amministrativi in materie diverse da quella valutaria, grazie ai quali la GdF utilizza direttamente a fini fiscali o valutari gli atti di indagine, previo nulla osta del P.M.

Il Tribunale ha rilevato che non sempre l'autorità amministrativa deve attendere un provvedimento formale di trasmissione da parte dell'autorità giudiziaria, essendo possibile invece, come nel caso trattato, che la violazione amministrativa sia già stata accertata dalla GdF nell'esercizio contemporaneo dei poteri amministrativi e delle funzioni di polizia giudiziaria; a prova di ciò, il Ministero non aveva dato evidenza della presunta autorizzazione che a, suo parere, avrebbe dovuto essere stata concessa dall'autorità giudiziaria, perché in questi casi manca un tal tipo di provvedimento; il Ministero tentava di farlo coincidere con il "nulla osta" che tuttavia può intervenire anche nel corso delle indagini.

Per quanto riguarda l'esigenza di tutela del segreto di indagine il Giudice ha aggiunto che: "essa appare adeguatamente tutelata dalla previsione del nulla osta, ma tale provvedimento dell’autorità giudiziaria non può costituire per definizione il dies a quo per il decorso dei novanta giorni di cui all'art. 14 L.689/1981, in assenza di una formale previsione di legge, e considerato l'effetto potenziale e paradossale di poter procrastinare senza limiti la decorrenza del termine scegliendo il momento in cui richiedere il nulla osta". “In realtà si ritiene che fosse onere della Gdf attivarsi in tempo utile per ottenere il nulla osta senza decorrere nelle decadenze di legge”.

Il Giudice, nell'accogliere il ricorso, ha precisato infine che "da un esame complessivo degli atti di causa si evince che tutti gli elementi utili per la contestazione erano già stati acquisiti almeno sei mesi prima che fosse rilasciato il nulla osta, né sono emersi elementi ostativi ad una tempestiva contestazione".