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Uso del contante - Limite al pagamento in contanti.

Sentenza del Tribunale di Roma n. 17004/2022


Il d.lgs.231/2007, all'art.51, prevede che i soggetti obbligati i quali, nell'esercizio delle proprie funzioni o nell'espletamento della propria attività, abbiano notizia di infrazioni alle disposizioni relative all'utilizzo del contante, riferiscano entro trenta giorni al Ministero dell'economia e delle finanze per la contestazione e per gli altri adempimenti previsti dall'art.14 della L. 24 novembre 1981, n. 689, oltre che per l’immediata comunicazione dell’infrazione anche alla Guardia di Finanza la quale, ove ravvisi l'utilizzabilità di elementi ai fini dell'attività di accertamento, ne darà tempestiva comunicazione all'Agenzia delle Entrate.  

I ricorsi, per quanto attiene la violazione della normativa riguardante il limite alla circolazione del contante, si propongono al Tribunale in base al luogo in cui l'infrazione è stata commessa contro le Ragionerie Territoriali dello Stato competenti nella persona del Ministro pro tempore.

Con sentenza 17004/2022, il Tribunale della capitale si è pronunciato su un ricorso promosso avverso infrazione all'utilizzo del contante, riguardante un evento che può verificarsi nella pratica professionale degli studi e nell’attività degli istituti di credito.

Come accennato, le infrazioni di questo tipo sono sanzionate dal MEF con provvedimento da parte della competente RTS. Nel caso in esame la transazione in contanti, avvenuta nel 2018, era stata dell'importo esatto di euro 3.000,00 a fronte della previsione del massimo stabilito dalla legge in euro 2.999,99. 

Il Giudice, rigettate altre eccezioni, ha accolto invece quella sollevata dal ricorrente in merito all'errore sul fatto ex art.3, c. 2, L.689/1981, costituito dalla convinzione che il limite all’uso del contante fosse di euro 3.000,00 e non di euro 2.999,99 come si poteva rilevare anche da alcuni comunicati di autorevoli enti pubblici (fra cui la stessa Banca d’Italia e l'Agenzia delle Entrate), diffusi nella rete telematica, nei quali il limite era indicato proprio in € 3.000,00.

Per tali motivi il Tribunale ha accolto il ricorso in quanto risultava che la sanzione era stata applicata ad un comportamento per il quale non sussisteva responsabilità ai sensi dell’art.3, co.2, legge n. 689/1981.

Le spese di giudizio sono state interamente compensate.