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Consulenti del lavoro – Obbligo di adeguata verifica della clientela

Sentenza del Tribunale di Roma n. 16095/2022


Un'interessante interpretazione di quando sia necessario effettuare un'adeguata verifica negli studi dei consulenti del lavoro è fornita dalla sentenza n.16095/2022 del Tribunale di Roma.

Uno studio era stato sanzionato, ai sensi dell’art.56 del d.lgs.231/2007, per una violazione circa l'omessa adeguata verifica della clientela, alla quale forniva "consulenza" non meglio precisata in fattura. Il ricorrente aveva eccepito di non aver adempiuto al precetto di legge in quanto l'attività, nei fatti, consisteva nella mera redazione e trasmissione delle dichiarazioni in materia di amministrazione del personale, ovvero di trasmissione di buste paga, il cui valore, in ogni caso, era inferiore alla soglia prevista dalla legge per l'insorgere del relativo obbligo.
Rigettando l'opposizione, il Tribunale ha precisato che l’art.17, c.1, del d.lgs.231/2007 prevede che i soggetti obbligati procedano all’adeguata verifica del cliente e del titolare effettivo con riferimento ai rapporti e alle operazioni inerenti allo svolgimento dell'attività istituzionale o professionale nei seguenti casi: 

in occasione dell'instaurazione di un rapporto continuativo o del conferimento dell'incarico per l'esecuzione di una prestazione professionale; 

in occasione dell'esecuzione di un'operazione occasionale, disposta dal cliente, che comporti la trasmissione o la movimentazione di mezzi di pagamento di importo pari o superiore a 15.000,00 euro, indipendentemente dal fatto che sia effettuata con una operazione unica o con più operazioni collegate per realizzare un'operazione, che in tal modo risulta solo frazionata.

 

Rientrano nella categoria dei professionisti, nell'esercizio della professione in forma individuale, associata o societaria i soggetti iscritti nell'albo dei dottori commercialisti e degli esperti contabili e nell'albo dei consulenti del lavoro, per cui la normativa antiriciclaggio riguarda dunque anche questi ultimi.

È previsto dalla legge e notoriamente risaputo che gli obblighi di adeguata verifica della clientela non si osservano in relazione allo svolgimento dell’attività di semplice redazione e trasmissione ovvero di sola trasmissione delle dichiarazioni derivanti da obblighi fiscali e degli adempimenti in materia di amministrazione del personale di cui all'articolo 2, c.1, della Legge 11 gennaio 1979, n.12.


Nonostante ciò, l'opposizione non è stata accolta in quanto gli operanti, analizzando le fatture emesse dallo studio (prima documentazione cui, generalmente, i militari fanno riferimento), ne avevano rilevate talune inerenti a compensi per "consulenza aziendale", attività che non può rientrare nelle funzioni indicate dall’art.2, c.1, della L.12/79.

Il Tribunale non ha ritenuto rilevante l’importo delle operazioni, di modesto valore, ma il fatto che si trattasse di consulenze e, dunque, di evidente rapporto continuativo con i singoli soggetti di volta in volta interessati, rispetto ai quali non era stata effettuata alcuna verifica ex art. 17 d.lgs.231/2007, né l’opponente aveva fornito documentazione scritta in tal senso, non essendo sufficiente la sola visura camerale che era stata prodotta ai militari.

La prestazione di "consulenza" non meglio specificata in fattura obbliga anche i consulenti del lavoro a un'adeguata verifica della clientela, a maggior ragione quando le prestazioni svolte da tali professionisti, come spesso accade, travalicano quelle previste dalla L.12/79 rientrando così nelle attività cui sono generalmente deputati i commercialisti.