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Normativa nazionale antiriciclaggio - D.Lgs.231/2007 >>


L'ordinamento italiano sull’antiriciclaggio è conforme alle direttive europee e al diritto internazionale. Le norme antiriciclaggio italiane fanno capo al D.Lgs. 21 novembre 2007, n. 231, che ha recepito le direttive europee (2005/60/CE, UE 2015/849, UE 2018/843). Per quanto riguarda i profili di contrasto alle attività di finanziamento di organizzazioni terroristiche e di Paesi considerati minacce per la sicurezza nel mondo, il riferimento giuridico è il D.Lgs. 22 giugno 2007, n. 109.

Queste fonti normative sono state poi cambiate dal D.Lgs. 4 ottobre 2019, n. 125, che include alcune modifiche correttive e disposizioni in ottemperanza alla quinta direttiva antiriciclaggio (2018/843). Conformemente alle norme UE, il decreto legislativo 231/2007 ha adottato un concetto di riciclaggio includente anche le operazioni di autoriciclaggio, ossia l’uso in attività economico-finanziarie di proventi illeciti da parte di chi ha commesso il reato presupposto oppure ha concorso in esso.

L’apparato preventivo antiriciclaggio si basa sulla collaborazione fra operatori, pubblica amministrazione, istituzione giudiziaria e organi di investigazione. Il principio di base è l’approccio fondato sul rischio.

I presìdi possono intensificare le loro attività in maniera commisurata ai rischi identificati nell’analisi nazionale e rilevati operativamente sul campo. I soggetti tenuti a osservare la normativa antiriciclaggio adempiono precisi doveri: l’adeguata verifica dei clienti, attuata tramite un insieme di misure (identificazione e controllo sull’identità dei clienti e del titolare effettivo, raccolta di dati su scopi e natura del rapporto, origine dei fondi necessari, controllo regolare dell’attività del cliente); le informazioni e i documenti raccolti devono essere conservati in modalità tale da permettere la ricostruibilità dei flussi di liquidità e finanziari in generale; le attività sospette devono essere comunicate all’Unità d’Informazione Finanziaria per l’Italia.

Nel rispetto delle disposizioni UE e internazionali, nell’assetto giuridico dello Stato italiano sono state introdotte disposizioni volte a rinforzare la trasparenza della titolarità effettiva di persone giuridiche e trust. Ciò, per esempio, è avvenuto tramite la realizzazione di un apparato unificato di registrazione dei titolari effettivi nel Registro delle imprese, al cui aggiornamento sono obbligati i legali rappresentati dell’ente entro 30 giorni dall’eventuale variazione e, in ogni caso, con conferma ogni 12 mesi qualora non siano intervenute modifiche.

Altre disposizioni preventive in vigore nel nostro Paese, volte a impedire condotte ad alto rischio, sono le limitazioni all’uso del denaro contante e dei titoli al portatore, nonché i doveri di canalizzazione delle corrispondenti operazioni attraverso mediatori vigilati.

Nel corso del tempo è stato aumentato il numero di soggetti destinatari degli obblighi, che ora include diverse categorie. Tra queste vi sono:

  • i mediatori bancari, finanziari, assicurativi e altri professionisti in ambito finanziario. 
  • varie categorie di professionisti, per esempio: avvocati, notai, commercialisti, consulenti del lavoro revisori contabili ecc.
  • professionisti in ambiti non finanziari, come fornitori di servizi relativi a società e trust, esercenti il commercio di antichità, di opere d’arte o soggetti che operano come mediatori nel commercio delle stesse, attività di recupero crediti, di custodia e trasporto di denaro liquido, di valori, titoli, operatori specializzati in oro, mediatori immobiliari. 
  • fornitori di servizi riguardanti l’uso di valuta virtuale. 
  • fornitori di servizi riguardanti il gioco online, le case da gioco ecc.
  • i compro oro. In special modo, il decreto sui compro oro, entrato in vigore il 5 luglio 2017, stabilisce disposizioni miranti a garantire la tracciabilità completa di acquisti, vendite e permute di preziosi, obbligando fra l’altro questi operatori a identificare i clienti conservandone i dati acquisiti e a comunicare ogni attività sospetta.

Fra le autorità di profilo tecnico, un ruolo di primo piano è svolto dall’UIF, Unità di Informazione Finanziaria, che agisce in maniera indipendente presso la Banca d’Italia. La UIF riceve e raccoglie dati concernenti attività sospette di riciclaggio e finanziamento di organizzazioni riconducibili al terrorismo, la UIF esegue l’analisi finanziaria di tali informazioni e ne valuta la rilevanza in merito all’eventuale trasmissione agli organismi competenti per gli accertamenti investigativi: il Nucleo Speciale di Polizia Valutaria della Guardia di Finanza-NSPV e la DIA (Direzione Investigativa Antimafia).

Le Autorità di vigilanza (Banca d’Italia, Ivass, Consob) provvedono a emanare la regolamentazione di rispettiva competenza in materia (adeguata verifica dei clienti, trattamento e conservazione dei dati, organizzazione, controlli e procedimenti interni). Tali enti sovraintendono all’osservanza degli obblighi di legge da parte degli individui e delle organizzazioni vigilati, esercitando inoltre poteri sanzionatori. 

L’odierno quadro normativo si completa valorizzando il ruolo attivo degli enti di autoregolamentazione di settore che, in quanto preposti alla tutela di determinate categorie professionali, promuovono e controllano l’osservanza degli obblighi in materia di antiriciclaggio da parte dei loro iscritti ed elaborano documenti tecnico-normativi in determinate materie; essi si occupano della formazione dei professionisti che tutelano; applicano sanzioni disciplinari nei casi di trasgressioni gravi.

Con riguardo ai dottori commercialisti le Regole Tecniche, emanate ai sensi del D.Lgs. 90/2017 che ha modificato il D.Lgs. 231/2007, sono tre e hanno ad oggetto i seguenti obblighi antiriciclaggio: 1. autovalutazione del rischio; 2. adeguata verifica della clientela; 3. conservazione dei dati e delle informazioni.

Le linee guida, di natura meno cogente rispetto alle Regole Tecniche, hanno lo scopo di agevolare i professionisti negli adempimenti che sono obbligati ad espletare. 

Su scala nazionale, l’ottemperanza agli obblighi è presidiata da un sistema sanzionatorio complesso, di ambito sia amministrativo che penale. Il complesso di sanzioni è stato radicalmente corretto attraverso il D.Lgs. 25 maggio 2017 n. 90 e ha subito ulteriori modifiche con il D.Lgs. 4 ottobre 2019, n. 125, in coerenza con le previsioni UE che stabiliscono l’adozione di apparati sanzionatori fondati su misure effettive, proporzionate e dissuasive verso persone fisiche, persone giuridiche direttamente responsabili della trasgressione e verso organi direttivi, amministrativi e di controllo i quali, con negligenza o atti omissivi, possono aver facilitato o reso possibile la trasgressione.

Oggi le sanzioni di rilevanza penale si applicano solo in casi di gravi violazioni che si realizzino tramite frode o falsificazione e agli episodi di trasgressione del divieto di comunicare a terzi e all’interessato stesso l’avvenuta segnalazione di attività sospette all’UIF. Le sanzioni a carattere amministrativo riguardano sia le trasgressioni di più modesto disvalore sociale sia quelle ritenute gravi, reiterate, sistematiche ovvero plurime. Per le prime le somme da pagare sono contenute e determinate in misura fissa; per le trasgressioni più gravi gli importi delle sanzioni sono maggiori e quantificate tra un importo minimo e uno massimo. La gravità delle trasgressioni è stabilita in conformità a criteri specifici stabiliti dal MEF. Previsioni particolari concernono le trasgressioni dei vincoli di segnalazione da cui derivino vantaggi economici per i responsabili.

Schemi, comunicazioni e indicatori attinenti ai vari profili di irregolarità

Gli schemi e i modelli di condotte anomale, nonché i veri e propri indici di anomalia previsti dal D.M. emesso dal Ministero della Giustizia in data 16.04.2010 e in vigore dal 07.05.2010 (“Determinazione degli indicatori di anomalia al fine di agevolare l’individuazione di operazioni sospette di riciclaggio da parte di talune categorie di professionisti e dei revisori contabili”), costituiscono strumenti utili per facilitare i lavori di indagine da parte dei soggetti obbligati.

Nonostante siano strumenti fondamentali per guidare il lavoro dei soggetti preposti alla valutazione delle attività aventi natura incerta, gli schemi e gli indicatori ovviamente non sono da usare in modo eccessivamente rigido, né tantomeno possono considerarsi comprensivi di tutto l’arco delle possibili attività illecite.

Difatti, sarebbe impossibile stabilire a priori tutte le possibili manovre sospette di riciclaggio o finanziamento diretto o indiretto di attività terroristiche; allo stesso tempo, il semplice presentarsi di una o più irregolarità presenti fra gli indicatori non è sufficiente per stabilire l’esistenza di un ragionevole motivo di sospetto, che invece va basato su stime accurate e ponderate, fondate su tutti i dati disponibili ai soggetti preposti alle verifiche.

Gli indicatori di anomalia consistono in un’elencazione esemplificativa di condotte dei clienti da considerare anomale e tali da delineare potenziali illeciti in termini di finanziamenti al terrorismo e/o di riciclaggio.

Gli indicatori riducono i margini di incertezza collegati con valutazioni soggettive o con condotte discrezionali e contribuiscono al corretto adempimento degli obblighi di comunicazione di attività sospette da parte degli obbligati; gli stessi costituiscono inoltre il fondamento delle presunzioni di violazione che vengono contestate dagli accertatori.

I modelli e gli schemi rappresentativi di condotte anomale integrano gli indicatori di anomalia come ausili per identificare attività sospette da parte dei segnalanti; essi sono elaborati e diffusi dalla UIF. I modelli e gli schemi servono per presentare esempi di condotte anomale ricorrenti e diffuse rilevate dalla UIF in determinati ambiti.

Con provvedimento del 12.05.2023 l'U.I.F. ha pubblicato 34 nuovi indicatori di anomalia, a loro volta articolati in sub-indici, per individuare le operazioni sospette che entreranno in vigore decorrere dal 1° gennaio 2024.

Segnalazioni di attività sospette

L’art. 35 del D.Lgs. 21 novembre 2007, n. 231, impone a un’ampia platea di soggetti – costituita da mediatori bancari e finanziari, altri professionisti in ambito finanziario o non finanziario, fornitori di servizi di gioco, società di gestione accentrata di strumenti finanziari – di informare la UIF tramite l’invio di una comunicazione sulle attività sospette, sulle operazioni per le quali “sanno, sospettano o hanno motivi ragionevoli per sospettare che siano in corso o che siano state compiute o tentate operazioni di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo o che comunque i fondi, indipendentemente dalla loro entità, provengano da attività criminosa”. Il sospetto può essere desunto dalla qualità delle azioni, dal loro collegamento o frazionamento o da qualunque altra situazione nota ai segnalanti in ragione delle funzioni svolte. Il sospetto deve basarsi su valutazioni complete di ogni elemento disponibile, sia oggettivo sia soggettivo, a disposizione dei segnalanti.

L'obbligo di segnalazione delle operazioni sospette non si applica ai professionisti per le informazioni che essi ricevono da un loro cliente o ottengono riguardo allo stesso nel corso dell’esame della posizione giuridica o dell’espletamento dei compiti di difesa o di rappresentanza del medesimo in un procedimento innanzi a un’autorità giudiziaria o in relazione a tale procedimento, anche tramite una convenzione di negoziazione assistita da uno o più avvocati ai sensi di legge, compresa la consulenza sull’eventualità di intentarlo o evitarlo, ove tali informazioni siano ricevute o ottenute prima, durante o dopo il procedimento stesso. 

Le segnalazioni devono essere effettuate tempestivamente, se possibile prima ancora che sia eseguita l’operazione.

Le segnalazioni alla UIF sono trasmesse per vie telematiche, attraverso il portale Internet INFOSTAT-UIF. Il contenuto della comunicazione si articola in quattro fondamentali sezioni informative:

- dati della comunicazione, dove sono riportate le informazioni che individuano e caratterizzano la comunicazione e il segnalante;

- elementi di informazione su operazioni, soggetti, relazioni e legami che intercorrono fra di essi;

- elementi descrittivi in forma libera sulle ragioni alla base del sospetto;

- eventuali documenti da allegare.

La UIF, dopo aver ricevuto una segnalazione, esegue analisi finanziarie in merito, avvalendosi delle risultanze degli studi compiuti, dei risultati della propria attività ispettiva e delle informazioni presenti nei suoi archivi o ricevute da altri organi e autorità. La UIF fornisce le risultanze delle indagini svolte alle forze dell’ordine, agli organi di vigilanza, al MEF, al Ministero della giustizia, al Procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo e all’Agenzia delle dogane e dei monopoli. Trasmette tempestivamente alla Direzione Investigativa Antimafia (DIA) e al Nucleo Speciale di Polizia Valutaria della Guardia di Finanza (NSPV) le segnalazioni connesse a profili di rischio, per i successivi accertamenti che queste riterranno di effettuare.

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